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Il gruppo G11

La quota annua da calcolare

LA RETRIBUZIONE UTILE AL CALCOLO DEL TFR

Come facilmente intuibile, non tutta la retribuzione del lavoratore concorre alla formazione del tfr, è quindi fondamentale soffermarci sul concetto di retribuzione utile al tfr posto al numeratore della frazione.

 

Offrendo come di consueto un taglio pratico all’argomento, possiamo affermare che il calcolo del tfr si basa su un solo elemento: la retribuzione annua del lavoratore.

Ma come si ottiene questo dato? È sufficiente sommare tutto ciò che il lavoratore ha percepito dal datore di lavoro?

No, non è sempre così. Spesso, non tutto ciò che costituisce la retribuzione è utile al calcolo del tfr.

È il C.C. a definire quali elementi della retribuzione comprendere e quali escludere dal calcolo del tfr, precisamente il secondo comma dell’art. 2120 che recita:

“Salvo diversa previsione dei contratti collettivi, la retribuzione annua…..comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.”

 

Vediamo quindi che l’occasionalità dell’erogazione è il fattore selettivo che decreta la computabilità o meno dell’elemento retributivo nel tfr.

Detto in altre parole, nel computo del tfr rientrano TUTTI gli elementi retributivi, anche in natura (fringe benefits), corrisposti a titolo NON occasionale, con esclusione, ovviamente, dei rimborsi spese.

 

Diviene quindi fondamentale definire il concetto di occasionalità dell’elemento retributivo.

A tal fine rileviamo che la giurisprudenza è attualmente divisa in due filoni:

·        Il primo, più storico, lega il concetto di occasionalità alla frequenza con la quale l’emolumento viene riconosciuto (es: compenso sporadico = occasionale);

·        il secondo, più evoluto, lega il concetto di occasionalità alla natura dell’emolumento, al fatto cioè che derivi o meno da norme di legge o da pattuizioni contrattuali (es: premio anzianità previsto contrattualmente al raggiungimento dei 20 anni di servizio = non occasionale).

Mai come in questo caso è bene tenere fede a entrambi tali orientamenti, in concorso fra loro, anche in forza del fatto che il primo può essere un valido indizio che facilita il perfezionamento del secondo. Pensiamo ad esempio a un premio erogato in occasione del Natale: questa è un’erogazione liberale che, se erogata per un solo anno soddisfa il carattere della occasionalità e quindi non è soggetta al tfr, se invece è ripetuta per più anni consecutivi assume il carattere della consuetudine e per questo soggetta al tfr.

Quanto detto è utile per definire il criterio generale al quale riferirsi per decretare il computo o meno nel tfr di un determinato elemento retributivo.

Naturalmente, il criterio generale va applicato quando non vi siano regole specifiche che i CCNL possono avere stabilito per determinati elementi. Non dimentichiamo, infatti, che il comma del C.C. sopracitato esordisce con la frase “Salvo diversa previsione dei contratti collettivi,……”, che significa che i contratti collettivi hanno la possibilità di intervenire liberamente decretando la computabilità o meno dei singoli elementi retributivi, sia adottando criteri migliorativi per i lavoratori, sia peggiorativi rispetto al principio generale.

Per esempio, un contratto collettivo potrebbe includere nel computo del tfr anche le liberalità una tantum aventi causa estranea alla vita aziendale (es: matrimonio dell’imprenditore), come potrebbe parimenti escludere elementi quali taluni compensi in natura.

Per questo è fondamentale una ricognizione del CCNL di riferimento al fine di costatare se vi siano disposizioni in merito. Inoltre, considerato che la norma citata si riferisce ai contratti collettivi in generale (non solo quelli su scala nazionale), è buona prassi estendere la ricognizione anche ai contratti collettivi aziendali eventualmente in essere.

 

RICAPITOLANDO: in assenza di diverse disposizioni  dei contratti collettivi di qualsiasi livello, in linea di principio si può affermare che la sola retribuzione esclusa dal calcolo del tfr è costituita dagli emolumenti sporadici non obbligatori.

 

Non vi è dubbio che, malgrado gli sforzi giurisprudenziali che si sono stratificati negli anni, siamo distanti dall’avere ottenuto una regola certa e precisa alla quale fare sicuro riferimento. Anzi, già a prima vista, il concetto di sporadico e non obbligatorio si palesano alquanto aleatori.

Al fine di rendere certezza almeno dove è possibile, si ritiene utile presentare di seguito una carrellata di emolumenti retributivi che, per la loro peculiarità, sono passati al vaglio dei giudici che, nel corso degli anni, hanno tracciato un orientamento operativo consolidato.

 

ATTENZIONE: ribadiamo che i sotto riportati orientamenti giurisprudenziali sono validi se non vi sia una contraria previsione del contratto collettivo applicato.

 

Contribuzione ai fondi di previdenza complementare

Malgrado il contrasto giurisprudenziale che ancora esiste, ci sentiamo di far prevalere il parere della Corte Costituzionale del 8/9/1995 n. 421, che ha decretato che i contributi versati dal datore di lavoro a favore dei propri dipendenti ai fondi di previdenza complementare hanno natura previdenziale e come tali esclusi dalla nozione di retribuzione utile al calcolo del tfr.

 

Ferie, permessi, festività e ex festività non godute

La giurisprudenza più recente ritiene tali emolumenti soggetti al tfr in quanto connessi al rapporto di lavoro (Cass. 08/06/2005 n. 11936). Ma non si può sottacere una giurisprudenza contraria più datata (Cass. 02/08/2000 n. 10173).

 

Indennità estero

Se non occasionale, avendo comunque natura retributiva anche qualora al suo interno sia individuabile una parte risarcitoria, è utile al tfr (Cass. 19/02/2004 n. 3278).

Di diverso parere la Cass. 05/05/2008 n. 10986 che separa nettamente l’indennità nelle sue due componenti: risarcitoria e retributiva, la quantificazione delle quali è rimessa agli accordi tra le parti e in ultima istanza al giudice.

 

 

Indennità sostitutiva del preavviso

Essendo corrisposta in dipendenza del rapporto di lavoro e avendo natura retributiva, essa è computabile nel tfr, pur non essendo il corrispettivo di una prestazione di lavoro (Cass. 22/02/1993 n. 2114).

 

Lavoro notturno

Per stabilire se il compenso per il lavoro notturno rientra o meno nel computo del tfr è necessario rifarsi al criterio generale della occasionalità.

Se quindi il lavoro notturno è oggetto di programmazione sistematica, ovvio che il relativo compenso sia utile al tfr, altrimenti no.

Fortunatamente molti CCNL hanno regolamentato questo istituto, taluni escludendo a priori la sua computabilità, altri precisando che l’incidenza della maggiorazione notte sul tfr è già compresa nella maggiorazione stessa.

Cogliamo l’occasione per ribadire ancora l’importanza di consultare il CCNL prima di prendere qualsiasi decisione in merito.

 

Lavoro straordinario

In ossequio al principio dell’occasionalità sopra esposto, il lavoro straordinario porta a diverse conclusioni.

Infatti, se esso viene eseguito sporadicamente, per far fronte a improvvisi e non preventivabili picchi di intensa attività, il relativo compenso è pacificamente escluso dalla base di computo del tfr.

Se invece esso ha carattere di sistematicità o ciclicità (per esempio viene sempre svolto in un determinato periodo dell’anno, come nel caso di allestimento dei campionari o nelle aziende fortemente influenzate dalla stagionalità dei propri prodotti) o viene svolto frequentemente durante l’anno o, peggio, in maniera continuativa così da poter essere considerato funzionale al fabbisogno normale dell’azienda, allora non vi è dubbio che tale compenso rientri nel novero del tfr.

Parimenti e a maggior ragione, concorre al tfr il compenso fisso forfettario erogato mensilmente a compensazione delle ore di straordinario eventualmente effettuate nel periodo.

Invece, nel caso in cui il lavoro straordinario venisse effettuato per brevi e reiterati periodi non programmabili nel corso dell’anno, ci troveremmo in quell’area grigia che va valutata caso per caso a seconda della dimensione e delle caratteristiche che assume.

 

Patto di non concorrenza

Il corrispettivo dovuto per il patto di non concorrenza è condizione necessaria alla sua stessa esistenza.

Esso può essere elargito sia in costanza di rapporto di lavoro, con periodicità mensile, plurimensile o addirittura annuale, sia al termine del rapporto stesso.

Nel primo caso tale corrispettivo è utile alla formazione del tfr, mentre nel secondo caso non concorre alla formazione del tfr avendo finalità puramente risarcitoria.

 

Premio fedeltà

Se è previsto dalla contrattazione collettiva di qualsiasi livello, o da uso o consuetudine aziendale, tale premio è sicuramente utile alla formazione del tfr (Cass. 29/02/2008 n. 5427).

 

Retribuzione in natura

Qualsiasi retribuzione in natura elargita non occasionalmente viene ad essere considerata utile al tfr.

Il problema risiede nel quantificare, a livello economico, tali fringe benefits.

In questo caso, infatti, non bisogna cadere nell’errore di applicare i criteri di quantificazione convenzionali stabiliti dalle regole fiscali, bensì è necessario riferirsi al valore normale del bene o del servizio reso al dipendente.

In ossequio al principio generale sopra esposto, ecco alcuni consolidati orientamenti:

 

Alloggio:

L’alloggio può essere dato al dipendente:

·        per uso esclusivamente privato (immobile non strumentale all’attività del dipendente), nel cui caso il valore normale dell’alloggio equivale al canone di locazione che l’azienda paga per esso oppure, se l’immobile fosse di proprietà aziendale, il valore di mercato delle locazioni aventi ad oggetto immobili analoghi. A ciò va aggiunto il costo delle utenze eventualmente rimaste a carico dell’azienda (es: riscaldamento, ecc.) e si ottiene la retribuzione utile al calcolo del tfr;

·        oppure per uso strumentale (es: portinaio dell’azienda che abita in portineria), nel cui caso sembra necessario riferirsi ai valori stabiliti per provincia da appositi decreti ministeriali, anche se la prassi più comune adotta ancora il criterio fiscale (sbagliando) e considera utile al tfr il 30% della rendita catastale dell’immobile e delle utenze non rimborsate dal lavoratore. 

Auto aziendale:

·        se data in uso esclusivo al dipendente il controvalore è costituito dal valore intero dell’auto,

·         se l’auto è data in uso promiscuo, il valore normale riconosciuto congruo è quello delle tariffe ACI da applicare ai chilometri percorsi privatamente dal lavoratore.

Rileviamo che per prassi, viene comunemente adottato il valore convenzionale stabilito fiscalmente pari a 4.500 km/anno, ma ribadiamo che non è il valore corretto al quale fare riferimento.

Il valore così ottenuto, al netto di eventuali rimborsi trattenuti al dipendente, è utile al calcolo del tfr.

 

Mensa:

Il valore del servizio mensa, comunque gestito ed erogato, e l’importo della relativa indennità sostitutiva non sono utili al calcolo del tfr.

Segnaliamo comunque la presenza di una giurisprudenza minoritaria che fa concorrere al tfr solo il valore dell’indennità sostitutiva di mensa (Cass. 14/11/2001 n. 14198).

 

Polizze assicurative:

I premi versati dal datore di lavoro per polizze assicurative stipulate a favore del dipendente sono utili al calcolo del tfr in quanto sono considerati retribuzione a tutti gli effetti (Cass. 22/06/2000 n. 8496).

Sono quindi compresi anche i premi pagati dal datore di lavoro per la polizza infortuni professionali ed extraprofessionali dei dipendenti (Cass. 19/06/1999 n. 6169).

 

Trasferte

Si può pacificamente affermare che se la trasferta è occasionale, la relativa indennità non rientra mai nel calcolo del tfr.

Diverso discorso per le trasferte che sono svolte con continuità: in questo caso la relativa indennità è utile al tfr, ma limitatamente alla componente retributiva della stessa. Tale conclusione giurisprudenziale deriva dal fatto che la natura della trasferta viene vista come un compromesso tra il risarcimento delle spese sostenute e la remunerazione del disagio sopportato.

Per individuare e quantificare la parte retributiva dell’indennità di trasferta utile al tfr è sufficiente riferirsi alle regole fiscali: la quota di trasferta utile al tfr equivale a quella imponibile irpef, come dettagliato nella seguente tabella.

 

RIMBORSO

LUOGO

COMPUTABILITA’ NEL TFR

 

A piè di lista.

Nel Comune sede di lavoro.

SI

Fuori dal Comune sede i lavoro.

NO

 

 

Forfettario.

Per trasferta entro il territorio nazionale, ma fuori dal Comune sede di lavoro.

NO, fino al limite di € 46,48 giornaliere.

SI, oltre tale limite.

Per trasferta fuori dal territorio nazionale.

NO, fino al limite di € 77,46 giornaliere.

SI, oltre tale limite.

 

 

 

Misto: indennità di trasferta + rimborso di vitto O alloggio.

 

Per trasferta entro il territorio nazionale, ma fuori dal Comune sede di lavoro.

NO, fino al limite di € 30,98 giornaliere.

SI, oltre tale limite.

NO vitto O alloggio.

 

Per trasferta fuori dal territorio nazionale.

NO, fino al limite di € 51,64 giornaliere.

SI, oltre tale limite.

NO vitto O alloggio.

 

 

 

Misto: indennità di trasferta + rimborso di vitto E alloggio.

 

Per trasferta entro il territorio nazionale, ma fuori dal Comune sede di lavoro.

NO, fino al limite di € 15,49 giornaliere.

SI, oltre tale limite.

NO vitto E alloggio.

 

Per trasferta fuori dal territorio nazionale.

NO, fino al limite di € 25,82 giornaliere.

SI, oltre tale limite.

NO vitto E alloggio.

 

 

 

Misto: indennità di trasferta + rimborso di vitto E alloggio E tutte le altre spese.

 

Per trasferta entro il territorio nazionale, ma fuori dal Comune sede di lavoro.

NO, fino al limite di € 15,49 giornaliere.

SI, oltre tale limite.

NO vitto, alloggio e altre spese.

 

Per trasferta fuori dal territorio nazionale.

NO, fino al limite di € 25,82 giornaliere.

SI, oltre tale limite.

NO vitto, alloggio e altre spese.

 

Stesso discorso per i trasfertisti nel caso in cui ricevano un’indennità specifica che remunera il disagio derivante dalla loro attività itinerante: mutuando anche in questo caso le regole dell’irpef, il 50% della quota di tale indennità è utile al tfr.

 

Altri elementi:

 

DESCRIZIONE

COMPUTABILITA’ NEL TFR

Indennità di cassa

SI

Indennità di cottimo

SI

Indennità di trasferimento

NO

Maggiorazione turno

SI

Partecipazione all’utile

SI

Provvigioni

SI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA SOSPENSIONE DELLA PRESTAZIONE LAVORATIVA

In linea generale il tfr viene calcolato sulla retribuzione dovuta al lavoratore dipendente, cosicché in assenza di retribuzione dovuta, il tfr ovviamente non matura.

In ossequio a questo principio, le assenze non retribuite (quali ad esempio le assenze non giustificate, i permessi e le aspettative non retribuite, lo sciopero, ecc.) non concorrono alla maturazione del tfr.

Al contrario, sono da ritenere computabili nel tfr le retribuzioni afferenti le assenze retribuite (quali ad esempio i permessi e le aspettative retribuite, le sospensioni cautelari se retribuite, ecc.).

Vi sono però dei casi (alcuni espressamente previsti dalla legge, altri dalla giurisprudenza) in cui, pur in assenza di retribuzione a carico del datore di lavoro, il tfr matura a pieno regime, in base cioè alla retribuzione che avrebbe avuto diritto il lavoratore in caso di normale svolgimento del lavoro.

 

I casi in questione sono i seguenti:

 

·        infortunio e malattia professionale;

·        malattia;

·        congedo di maternità/paternità (ex maternità obbligatoria);

·        congedo parentale (ex maternità facoltativa)[1];

·        cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria;

·        contratti di solidarietà;

·        congedo matrimoniale;

·        riposi orari per allattamento;

·        cure termali equiparate alla malattia.

In questi casi, quindi, NON va considerato l’indennizzo corrisposto, ma la retribuzione figurativa commisurata alla normale retribuzione del lavoratore (compreso quindi, per esempio, lo straordinario fisso, la maggiorazione turni, ecc.) .

Facciamo l’esempio di una lavoratrice con una retribuzione normale di € 1.500 mensili, assentatasi per maternità ed avente diritto all’indennizzo a carico dell’Inps pari all’80% senza alcuna integrazione a carico della ditta.

Ebbene, in questo caso il calcolo della quota di tfr da accantonare non terrà conto di quanto erogato dall’Inps e sarà il seguente:

 

1.500/13,5 = 111,11€

 

Nel caso specifico non vi sarà alcuna trattenuta del contributo dello 0,5% in quanto non vi è alcun imponibile previdenziale.

Segnaliamo inoltre il parere espresso nel Principio n. 9/2007 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro che esclude dal computo del tfr le seguenti assenze:

 

·        donazione sangue;

·        donazione midollo osseo;

·        permessi per assistenza ai familiari diversamente abili.

 

IL CRITERIO DELLA COMPETENZA TEMPORALE

Per chiudere il cerchio sulla disamina della retribuzione utile al calcolo del tfr, non è possibile tralasciare il principio di competenza che, in questo specifico caso, regna sovrano.

Infatti, ogni elemento utile al calcolo del tfr deve essere collocato nell’anno civile (01/01-31/12) di competenza dello stesso, e cioè quando tale elemento diviene liquido ed esigibile per il lavoratore.

Così avremo che:

·        il tfr matura sulla retribuzione DOVUTA al lavoratore, anche se il datore di lavoro non adempie al pagamento;

·        gli arretrati di retribuzione scaturiti dall’esito di vertenze e conciliazioni concorreranno alla maturazione del tfr nell’anno a cui si riferiscono e non nell’anno in cui la vertenza o la conciliazione si è conclusa;

·        la quattordicesima mensilità o qualsiasi altro compenso con periodicità superiore al mese concorre in toto alla maturazione del tfr nel periodo in cui diviene esigibile anche se in parte maturato in un periodo diverso.

Applicando le regole fin qui esposte, non dobbiamo fare altro che sommare tutti gli elementi della retribuzione annua utili al tfr rispettando il principio della competenza.

Otteniamo il totale della retribuzione utile al tfr da dividere per il coefficiente fisso 13,5:

retribuzione utile al tfr

13,5

 

Il risultato della frazione non è ancora la quota di tfr da accantonare: ad esso infatti va sottratto il contributo dello 0,5% di cui all’art. 3 L. 297/1982, come segue.

IL CONTRIBUTO DELLO 0,5% DI CUI ALL’ART. 3 L. 297/1982

Tralasciando la genesi di tale contributo, ci limitiamo a dire che in sede di accantonamento della quota di tfr, il datore di lavoro recupera dal dipendente il contributo dello 0,5% che ha versato per suo conto durante l’anno.

Detto diversamente, il datore di lavoro versa mensilmente e a proprio carico il contributo dello 0,5% all’Inps e recupera tale importo dal dipendente in sede di accantonamento del suo tfr.

È necessario precisare che detto contributo viene versato dal datore di lavoro seguendo le regole generali dei contributi, quindi:

·        il suo imponibile NON è la retribuzione utile al tfr, bensì il normale imponibile contributivo per la determinazione del quale si fa riferimento all’art. 50 TUIR;

·        viene recuperato dalla quota del tfr solo nella misura in cui il contributo è dovuto dal datore di lavoro, quindi quando il contributo non è dovuto o dovuto solo in parte (es: apprendistato, mobilità, ecc.) esso viene recuperato dal tfr in proporzione.

Abbiamo così ottenuto tutti gli elementi necessari al calcolo della quota di tfr da accantonare a favore del dipendente:

retribuzione utile al tfr    -meno- contr. 0,5% = QUOTA DI TFR DA ACCANTONARE

        13,5

 

 [1] Non si sottace una nutrita giurisprudenza contraria.

 

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